Con Vargas fra gli Oracoli – recensione

Non aspettatevi di trovare palcoscenico e poltroncine. Perché lo spettacolo Oracoli – presentato in prima nazionale al Funaro di Pistoia ‒ è un’esperienza del tutto particolare. Il maestro colombiano Enrique Vargas ha scelto di riallestire questo suo lavoro del 1995, ormai un cult nei tanti Paesi che l’hanno ospitato di qua e di là dall’Atlantico. Perché col suo Teatro de los Sentidos, il regista ha creato un nuovo linguaggio teatrale. In Oracoli si entra uno alla volta per attraversare in solitudine un percorso a tappe, abitato da vari personaggi. Lo spaesamento è forte, in questo labirinto spesso completamente al buio, ma le sorprese sono (quasi) sempre stupefacenti. Ci si ritrova ora nel bel mezzo di un’intricata selva, con il passaggio ostacolato da una rete di funi, ora sdraiati in mezzo al grano con una dolce fanciulla, ora nell’ambiguo locale di un meccanico di biciclette. Si cammina carponi nella sabbia, poi di nuovo in piedi, e poi si striscia in un soffice tappeto bianco. Spesso le tappe sono segnate dai tarocchi, come Il Diavolo, La Morte, Il Giudizio, che fanno da filo conduttore dello spettacolo insieme alla domanda che ogni spettatore deve avere prima di entrare. Deve essere una cosa importante, e poi la visualizzeremo in forma di pianta durante il percorso.

Con Vargas si vive un’esperienza sicuramente unica. Bellissime le innumerevoli scenografie che hanno completamente trasformato i 1000 mq del Funaro. Manca solo un po’ di leggerezza a condire questo percorso, che infondo è un bellissimo gioco. Questi seriosi “abitanti” che parlano da Oracoli e alimentano la tua domanda, risultano a volte poco credibili. Sono giovani attori, perlopiù provenienti dalla scuola sulla Poetica dei sensi di Pistoia. Forse il primo allestimento aveva una autenticità maggiore. Oggi, questi Oracoli un po’ desueti, restano comunque un degno pretesto per assicurarsi un ricco viaggio nel mondo dei sensi.

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