Glauco Mauri: Una Pura formalità come una seduta di psicanalisi

Una pura formalitàCorriere Fiorentino, 26 gennaio 2014

“Un viaggio alla ricerca di se stessi, un commissario che spinge un uomo a guardarsi dentro e a scoprire la sua vera identità”. Per Glauco Mauri è questo il cuore di Una pura formalità, il suo adattamento del celebre film di Tornatore che porta in scena in prima nazionale alla Pergola da martedì a domenica (feriali ore 20.45, festivi ore 15.45). “Questo commissario usa ogni mezzo – continua l’attore e regista – ma ha sempre una grande partecipazione umana. Mi ricorda molto un altro personaggio che ho interpretato: il giudice Porfirij che interroga Raskol’nikov in Delitto e Castigo di Dostoevskij “.

Mauri vestirà quindi i panni di Roman Polanski, che nella pellicola del 1994 conduceva l’interrogatorio nei confronti dello scrittore Onoff, incarnato allora da Depardieu e oggi da Roberto Sturno. Uno sparo nella notte dà inizio alla vicenda, che porta lo scrittore privo di documenti in questo strano commissariato, da dove proverà a scappare in ogni modo. “All’inizio sembra un thriller, un giallo – dice ancora Mauri – ma poi invece è un’inchiesta per comprendere la vita“. Il commissario è curiosamente un ammiratore dello scrittore, ma all’inizio non lo riconosce e non crede al suo racconto. Poi le cose si chiariranno, in un crescendo di colpi di scena fino all’inatteso finale. “Spero di riuscire a riportare anche sulla scena la stessa intensità che caratterizza il film”, dice Mauri.

Se negli ultimi anni si era confrontato con molti colossi della drammaturgia contemporanea, da Éric-Emmanuel Schmitt ad Anthony Shaffer, è la prima volta che lavora su una sceneggiatura cinematografica. “Una pura formalità mi ha colpito perché permette all’interprete di poterci scovare dentro sfumature umane e poetiche pure, apparentemente nascoste. Lo stesso capita con Shakespeare, che nei suoi testi sa creare delle miniere di gemme preziose”.

Innamoratosi dell’opera, è andato a parlarne con Tornatore prima del successo de La Migliore Offerta. “Stava lavorando al montaggio – ricorda Mauri – è stato un colloquio molto bello e molto produttivo. È una persona intelligente, mi ha dato ampia libertà. Ha capito che un interprete deve avere la responsabilità e anche la possibilità di interpretare”. Ecco allora che rispetto alla pellicola in teatro ci saranno alcuni cambiamenti. “In particolare sul finale: ho sentito l’esigenza di un chiarimento, che rendesse esplicito ciò che nel film è implicito. D’altra parte al cinema basta un primo piano sugli occhi per far capire certe cose, mentre a teatro a volte è necessario aggiungere delle parole. Ogni mezzo ha le sue ricchezze e le sue regole”.

Con Una pura formalità, Mauri torna quindi a debuttare alla Pergola, un teatro che gli è caro da tempo. La prima volta fu nel 1952, sempre con il suo amato Dostoevskij: “Facevamo I fratelli Karamasov con attori come Memo Benassi, Lilla Brginone, Gianni Santuccio, Enrico Maria Salerno. Fra i giovani c’eravamo io, Adriana Asti, Franca Nuti… E da allora ho sempre mantenuto con questo teatro una relazione stupenda”. Non a caso ha anche ricevuto La chiave d’oro del primo camerino, il riconoscimento che la Pergola ha dato a molti grandi, da Arnoldo Foà ad Anna Proclemer. “Fu una bellissima cerimonia, accompagnata dagli allievi della Scuola di Musica di Fiesole. La Pergola è una delle mie case più amate”.

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