Cantiere Futuro, vivaio di teatro giovane

Pezzo pubblicato sul n. 5 (maggio 2016) della rivista Il Teatro e il Mondo, p. 7.

Anche quest’anno, la primavera del teatro è passata dal Magnolfi di Prato. È qui che tre giovani compagnie, da inizio febbraio a fine aprile, hanno trovato un vivaio per sviluppare i loro spettacoli, in scena in Toscana dal prossimo autunno. Tutto è nato nel 2013, quando il Teatro Metastasio e la Fondazione Toscana Spettacolo s’inventarono il progetto Giovani in Scena, volto a promuovere le formazioni under 35. “Si presentarono 71 compagnie – ricorda Patrizia Coletta, direttore di FTS – e vinsero il bando tre gruppi che nel frattempo si sono molto consolidati: inQuanto teatro, If Prana e teatro Metropopolare”. Da lì il progetto è cresciuto: oggi si chiama Cantiere Futuro e offre anche un tutoraggio organizzativo, tecnico ed artistico a chi si è aggiudica il bando. “È un progetto in continua evoluzione –  sottolinea Franco D’Ippolito, direttore del teatro Metastasio – vorremmo anche offrire un’alternativa all’autogestione delle compagnie, che costituisce sempre dei seri problemi gestionali. Se continuiamo a favorire la formazione di nuovi gruppi, visto che gli altri non mollano, il mercato si satura. Potrebbe invece accadere che alcuni di questi artisti entrino in compagnie già esistenti, o comunque diano vita a progetti più ampi”.

Intanto al Magnolfi i gruppi vincitori hanno sviluppato i loro spettacoli, incontrandosi in alcuni momenti di formazione offerti dagli organizzatori. I primi a salire sul palco, per le loro tre settimane di prova, sono stati Fabio Pagano e Cecilia Ventriglio, alle prese con Lancillotto e Ginevra, il primo progetto della loro neonata compagnia (Pagano/Ventriglio). Folgorati dalla riscoperta di un romanzo cavalleresco di Chrétien de Troyes, Il cavaliere della carretta, incentrato sulle imprese compiute da Lancillotto per liberare la sua amata, gli artisti scelgono di fondere il Medio Evo con il nostro presente. Ecco allora che sul palco si alternano, senza soluzione di continuità, una carrellata di personaggi fra cui Andrea Cappellano, che alla fine del XII secolo scriveva il suo De amore, e una rockstar che canta La Poupée qui fait non. Seppur ancora non ben strutturato, già durante le prove il lavoro presentava alcune sequenze esilaranti. Fra tutte, il dialogo – drammatico – fra una contessa d’antan e la nostra rockstar, che si affrontano utilizzando esclusivamente parole del gergo di internet e delle telecomunicazioni (“Wireless”, “Account”, “Login”, etc.). E, dopo Prato, il progetto continuerà a crescere in vista del debutto autunnale: “Cantiere Futuro ci ha offerto la possibilità di concentrarci e di progredire molto nel nostro lavoro – dice Fabio Pagano – ora stiamo cercando altre occasioni di residenza per poter completare il nostro progetto”.

Molto diverso Interrail di Frequenze Alfa Teatro, il gruppo fondato e diretto dal regista Stefano Filippi. Se di anni lui ne ha oltre 50, dirige però otto giovanissime attrici e cantanti, quindi la media scende e i requisiti ci sono. L’esperienza c’è e si vede: alla fine delle prove al Magnolfi – ma a sette mesi dal debutto – lo spettacolo è praticamente pronto. Un intrigante viaggio per l’Europa, prima in senso storico – dall’antica Roma alla Rivoluzione francese – poi in senso geografico, lungo le rive del Danubio, attingendo al folklore e alle tradizioni locali, per costruire una partitura affascinante e ritmata. Il tutto è interamente cantato e danzato e scandito anche da anche alcuni tableaux vivants, che riproducono in scena celebri dipinti, da Delacroix a Klimt. Non manca un attento lavoro sui costumi, realizzati dalla Fondazione Cerratelli, con continui cambi d’abito che facilitano la caratterizzazione dei numerosi personaggi. Proprio oggi, quando l’identità europea viene messa costantemente in discussione, il gruppo sembra offrire una strada per iniziare a ritrovarsi.

E l’Europa torna anche nel lavoro della compagnia ZiBa, che fonda le sue radici in una scuola internazionale di teatro fisico in Svizzera (scuola Dimitri di Verscio), dove si sono incontrati gli artisti, e si basa sulla collaborazione di altri ex allievi, il collettivo svedese Troja, per la parte scenografica. Dopo il pluripremiato spettacolo La Tana, un lavoro grottesco che denunciava le difficoltà del nostro tempo, questi ragazzi hanno voluto cercare un nuovo ottimismo. “Eravamo arrivati a un nero totale – dice Laura Belli, tra i fondatori del gruppo – e ci siamo chiesti come ripartire”. Così, hanno iniziato a intervistare amici e passanti, con domande come “in cosa credi?”, “se stessi scappando in mezzo alle macerie che cosa vorresti salvare?”. Ogni volta registrano, sbobinano, e prendono nota, tappezzando il Magnolfi con poster che accompagnano la loro creazione. Qualcosa, forse, l’hanno trovata: provano un dialogo incentrato sulla fiducia reciproca e sul prendersi cura, probabilmente un buon punto da cui ripartire. Ma il loro What do you belive in? di parole ne ha poche: è un percorso fisico e musicale, che nasce dall’incontro/scontro di due figure (Laura Belli e Lorenzo Torracchi). Li dirige Marco Cupellari, che spiega “quel che che sarà questo spettacolo, lo sapremo solo quando arriveremo in scena: stiamo cercando e continueremo fino all’ultimo momento”. Seguo questo e gli altri lavori con un gruppo di studenti del Pro.G.E.A.S. – frequentano un laboratorio di critica organizzato da FTS – e gli artisti ne approfittano per le loro interviste. Ognuno porta il suo Credo – “In me stessa”, “Nella bontà delle persone” –  e dalle macerie salvano i grandi valori, “l’Amore”, “l’Ottimismo”. E mentre l’intervista continua, fra palco e platea si crea un’intesa palpabile. Forse c’è una nuova generazione che, fra mille ostacoli, sa ritrovarsi unita e fiduciosa. Chissà. Sarebbe certo una grande vittoria per questo progetto Cantiere Futuro.

Gherardo Vitali Rosati
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