«Porto alla Pergola il mito di Sofocle». Glauco Mauri su Edipo

Edipo MauriVenerdì 4 Novembre 2016, Corriere Fiorentino

Sofocle aveva quasi novant’anni quando, alla fine del V sec. a.C., scriveva il suo Edipo a Colono . La stessa età del suo eroe, che in questo testo trascorre i suoi ultimi giorni nella città natale dell’autore: Kolonos, alle porte di Atene. Oggi Glauco Mauri ha 86 anni, più o meno gli stessi di Edipo e di Sofocle: non a caso ha scelto di dirigere e interpretare questo testo, affiancandolo all’Edipo re , diretto dal quarantenne Andrea Baracco.

Un grande impegno per la compagnia Mauri-Sturno che con questo Edipo è in arrivo a Pontedera per due giorni di anteprime (sabato 5, ore 21, domenica 6, ore 18.30), per poi debuttare in prima nazionale alla Pergola (dall’8 al 13; feriali 20.45, festivi 15.45). «A noi interessava che due diverse generazioni si confrontassero con la tragedia di Edipo — spiega Mauri — e abbiamo avuto la fortuna di incontrare Andrea Baracco, un giovane emergente che sta avendo grande rilievo sul piano nazionale». E il pubblico del Teatro della Toscana quest’anno avrà modo di conoscerlo bene: in arrivo infatti altri due suoi spettacoli, entrambi interpretati, fra gli altri, da Lucia Lavia: Madame Bovary , al Niccolini (13-18 dicembre), e Romeo e Giulietta , alla Pergola (7-12 febbraio). «Fra noi è nata subito un’ottima collaborazione: io ho seguito le sue prove, lui ha seguito le mie. Insieme abbiamo scelto gli attori che faranno le due parti dello spettacolo: ma attenzione, non nello stesso ruolo». Nell’Edipo re , dunque, Mauri sarà Tiresia mentre Roberto Sturno interpreterà Edipo, nell’Edipo a Colono , invece, Sturno incarnerà Il messaggero mentre Mauri sarà Edipo. «A Colono il tempo ha fatto maturare il dolore di Edipo. L’avevamo lasciato accecato per il dolore di aver commesso delle atrocità, ma ora si autoassolve. Capisce che l’uomo può essere responsabile soltanto delle azioni che vuole compiere. All’epoca non sapeva che la donna che stava sposando era sua madre, o che l’uomo che stava uccidendo era suo padre». Anche scene e costumi avranno sempre la stessa firma: Marta Crisolini Malatesta, ma con direzioni molto diverse. «Io ho fatto uno spettacolo tutto bianco, mentre Baracco ha scelto tinte rugginose, per rappresentare la città invasa dalla peste, dal marciume». E se qualcuno dovesse preoccuparsi per le due ore e mezzo di tragedia greca, Mauri ci tiene a tranquillizzare il pubblico. «Nelle anteprime che stiamo facendo gli spettatori rimangono incantanti. Si crede che la gente non abbia voglia di pensare e di confrontarsi col dolore, ma il dolore può anche dare gioia: ti riempie, ti feconda di umanità, di poesia. I grandi testi sono delle grandi favole, non annoiano il pubblico lo appassionano. Soprattutto in momenti come questi in cui siamo circondati da banalità e volgarità».

Gherardo Vitali Rosati

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi il pdf

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.