Andrea Macaluso e il suo Lavoratorio – intervista

andrea macaluso attoreDomenica 5 Marzo 2017, Corriere Fiorentino

Spettacoli sold-out, laboratori e seminari al completo, e un bilancio economico «molto in attivo». In quattro mesi di vita il Lavoratorio — il nuovo spazio teatrale dietro piazza Alberti (via Giovanni Lanza 64a) — ha già raggiunto numeri da fare invidia a strutture ben più grandi e longeve. Il segreto? Sarà quel pavimento di legno che ci cammini e sembra magico — «l’ha realizzato Lorenzo Pazzagli, tecnico di fiducia di Virgilio Sieni ed è un massello sospeso su cantinelle per dare più elasticità» o le poltrone rosse eleganti e vintage «erano di mia nonna», o magari quella biblioteca teatrale con una storia tutta particolare: «ce l’ha donata un signore che ha lavorato una vita per Einaudi: aveva comprato questi libri per sua figlia, e quando lei è scomparsa ha pensato a noi, da lì molti artisti e intellettuali hanno seguito il suo gesto».

È contagioso l’entusiasmo del direttore artistico, l’attore Andrea Macaluso, per otto anni in compagnia con Gabriele Lavia. «Questo era il lavoratorio (si diceva proprio così, con la v) del nonno» — spiega — mentre mostra con orgoglio una bellissima borsa in pelle che pare alta moda e invece è marcata «Mario Gianassi-Borse per signora». «Aprì nel dopoguerra e crebbe molto rapidamente, divenendo leader nel settore, ma tutto finì con l’Alluvione. Quel giorno, mio nonno venne qui per salvare le pelli, ma nel frattempo l’acqua era arrivata a tre metri. Si salvò passando dalla finestra, grazie a una fune gettata dai vicini».

Ma la ditta non si riprese: chiuse nel ’70 e dopo cinque anni Gianassi morì. «Io sono nato un anno dopo e non l’ho mai conosciuto, ma tutti mi hanno sempre detto che gli assomiglio moltissimo, e così adesso cerco di dare nuova vita al suo atelier». Ecco allora che tutto è ritornato come prima. Per salvare le finestre storiche ha dovuto smontare ogni pezzo, ma il risultato è eccellente: ogni dettaglio ha mantenuto il sapore del tempo. Ora è una grande sala polivalente, con cucina, bagni, camerino e ufficio. In programma corsi teatrali, tenuti da Silvia Paoli e da Alessandro Baldinotti, e poi seminari, sempre con artisti noti a livello nazionale (sono passati ad esempio Leonardo Capuano e Francesca Della Monica), e residenze artistiche che si concludono con prove aperte. Non mancano, ovviamente, gli eventi. Il 26 marzo il duo Ammatte, composto da due musiciste di formazione classica, presenterà l’originale concerto scenico per voce e clavicembalo dedicato a Rosa Balestrieri. Fra gli altri spettacoli si segnala Sandro Penna: una quieta follia , il nuovo lavoro di Massimo Verdastro che porterà in scena, insieme a Giuseppe Sangiorgi, la vita e le opere del poeta perugino (20-22 aprile).

Gherardo Vitali Rosati

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