I teatri europei si uniscono a Parma e raccontano l’Isis

Pubblicato sul n. 8 (marzo 2018) della rivista Il Teatro e il Mondo, p. 7.

C’è una strada invisibile che collega la Norvegia all’Italia: si snoda su un percorso tortuoso e congiunge  quaranta teatri in venti diversi paesi. Nata esattamente trent’anni fa, la European Theatre Convention è il più vasto circuito di teatri pubblici europei, e costruisce ponti interculturali attraverso spettacoli e progetti internazionali. L’ultimo si chiama Nadia, e ha coinvolto cinque teatri della rete dislocati in altrettanti paesi. Per l’Italia, c’era il Teatro Due di Parma (gli altri membri nostrani della rete sono lo Stabile di Torino, lo Stabile di Genova e i Cantieri Koreja di Lecce), dove si è svolto, a dicembre, l’evento conclusivo del progetto.

Promosso dal Toneelmakerij di Amsterdam, Nadia indaga le ragioni che spingono una ragazzina apparentemente integrata in Occidente ad unirsi all’Isis. Ha provato a rispondere il giovane autore olandese Daniel van Klaveren, scrivendo un testo – chiamato appunto Nadia – che avrebbe dovuto essere rappresentato contemporaneamente dai cinque teatri aderenti al progetto. Solo Oslo, col suo Norske Teatret, ha poi deciso di non mettere in scena Nadia, preferendo adattare il romanzo Due sorelle di Åsne Seierstad: la storia di due ragazze norvegesi di origine somala che decidono di andare a combattere in Siria. Italia, Belgio, Germania e Olanda hanno invece lavorato simultaneamente sulla pièce di Van Klaveren, portando in scena, a Parma, i quattro allestimenti del testo.

Si tratta di un classrom play, ideato per essere rappresentato nelle aule dei licei e sensibilizzare gli adolescenti su questo tema. Una formula ben nota in Olanda, dove Nadia, diretto dallo stesso autore, ha già registrato oltre cento rappresentazioni, tanto che il Tonelmakerij ha dovuto creare un secondo cast per poter rispondere alla crescente domanda delle scuole. “Abbiamo viaggiato molto – spiega Van Klaveren – andando in scena sia in grandi città, con classi multiculturali, sia in luoghi più piccoli, dove gli studenti avevano backgrounds meno diversificati. Nelle città più grandi si percepiva un immediato riconoscimento sui temi trattati, e le discussioni dopo lo spettacolo sono state molto accese, mentre nei paesi più piccoli i ragazzi si sono sentiti più distanti da questa storia”. Per accompagnare il percorso dei giovani, è stata anche creata una piattaforma online (www.searchingfornadia.eu) che ha fornito a oltre mille ragazzi gli strumenti per preparare la visione dello spettacolo: guidati dai loro insegnanti, hanno discusso sul tema della radicalizzazione, realizzando anche alcuni video e condividendoli, tramite Facebook, con gli altri partecipanti al progetto.

In Italia, il regista Giacomo Giuntini ha parlato di “reazioni da stadio”, durante la presentazione dello spettacolo nelle aule di Parma, particolarmente stimolate dall’argomento. Analoga soddisfazione a Liège, dove anche Alain Van Crugten ha scelto la formula del classroom play. In Germania, invece, lo Staatstheater di Braunschweig ha preferito presentare il testo in una versione da palcoscenico allestita, dalla giovane regista Esther Jurkiewicz, con una scena divisa simbolicamente in due parti – una per Anna e una per Nadia – tramite uno schermo semitrasparente.

Se spesso, da premesse così razionali, nascono spettacoli deludenti sul piano teatrale, Van Klaveren è invece riuscito a creare un testo forte ed emozionante, rendendo credibile tutto il percorso della sua protagonista. Inizialmente inseparabile dalla sua amica Anna, Nadia si sente diversa per via delle sue origini mediorientali; il suo tormento esplode quando un raid americano uccide, nel suo paese, i suoi zii e i suoi cugini. Sfuma così improvvisamente la sua motivazione verso una tesina, che scriveva con Anna, sulla liberazione guidata dagli Usa nella seconda guerra mondiale. Non sentendosi più capita da nessuno, cerca nuovi interlocutori online, e così incontra Brahim, un ragazzo affascinante e comprensivo, che inizia a parlarle sempre più dell’Islam e del Califfato.

Una storia intensa e ben costruita, scaturita da interviste realizzate, in questura, con chi ha seguito casi analoghi. “Ho avuto una lunga e interessante conversazione – dice Van Klaveren – con una poliziotta, in Olanda, che era in stretto contatto con un gruppo di dodici giovani che avevano lasciato il Califfato. Mi ha colpito molto perché non erano assolutamente fanatiche, o violente, ma davvero idealiste: volevano cambiare qualcosa nel mondo”. Questo non vuol dire che l’autore voglia giustificare questi gesti: “Ovviamente c’è un limite da non valicare: l’uso della violenza. Ma posso capire tutta la fase precedente: quando i ragazzi si aprono a nuovi ideali perché si sentono soli, non hanno alcun senso di appartenenza nel Paese che li accoglie, e anzi subiscono atti di razzismo”.

Da questa solida base nascono spettacoli semplici ma efficaci. Nella versione olandese Anna è una eccellente Stefanie van Leersum e affianca una altrettanto incisiva Jouman Fattal. Sono loro a gestire una semplice regia, proiettando su due schermi il blog creato da Anna o la videochat con Brahim. Per l’Italia, il banco di Nadia (Eleonora Pace) e Anna (Maria Laura Palmeri) si trova infondo all’aula, dietro gli spettatori, e da lì le due attrici si muovono fra il pubblico fino ad arrivare, ogni tanto, anche alla cattedra. Un dispositivo realistico che però complica un po’ la visione di uno spettacolo, comunque abbastanza ritmato e incisivo. Non è mancata, a Parma, una approfondita tavola rotonda, che ha permesso di affrontare il tema della radicalizzazione con interventi di Fulvio Scaglione, ex vice-direttore di Famiglia Cristiana, e del prof. Ciro Sbailò, membro della Commissione di Palazzo Chigi su radicalizzazione ed estremismo islamico. Ne è emersa una situazione per ora meno esplosiva che in altri paesi, anche perché i numeri dei migranti sono più ridotti, e le seconde generazioni quasi assenti, ma Sbailò ha illustrato il forte impegno della politica ad affrontare il fenomeno, attraverso iniziative di intelligence e di polizia, ma anche sociali e culturali. Intanto, con Nadia, si è smosso qualcosa.

Gherardo Vitali Rosati
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