Jeremy Irons e Isabelle Huppert al Premio Europa per il Teatro

Pezzo pubblicato sul n. 8 (marzo 2018) della rivista Il Teatro e il Mondo, p. 12.

“C’è stato un momento in cui ero estremamente annoiato dalla recitazione, e mi sono fermato, per due anni, perché altrimenti rischiavo di farlo veramente male”. Giacca sportiva, stivali, e una grande foulard rosso attorno al collo, Jeremy Irons si è raccontato, a Roma, con una sincerità rara dimostrando un approccio nei confronti della recitazione – e della vita – estremamente profondo ed equilibrato. A portarlo nella Capitale è stato il Premio Europa per il Teatro, nato a Taormina (dove si trova ancora la sua sede) nel 1987, quando fu consegnato ad Ariane Mnouchkine, e poi divenuto itinerante, per svolgersi, negli ultimi anni, in città come San Pietroburgo, Salonicco e Breslavia. Al fianco di Irons, è stata premiata anche Isabelle Huppert, meno aperta col pubblico, che con lui ha letto Ashes to Ashes (Ceneri alle ceneri), di Harold Pinter, durante la cerimonia conclusiva, tenutasi al teatro Argentina dopo una settimana di incontri, conferenze e spettacoli. Perché oltre alle due star, non sono mancati innumerevoli menzioni, a partire dal drammaturgo premio Nobel Wole Soyinka, insignito del premio speciale per la sua opera che contamina la tradizione africana con quella occidentale. Fra gli spettacoli dei vincitori del premio Realtà Teatrali, è stato particolarmente incisivo Roma Armee, realizzato dalla regista israeliana Yael Ronen per il Gorki di Berlino. Denuncia l’emarginazione dei rom raccontando le storie vere di attori provenienti da varie parti d’Europa, scandendo il ritmo con travolgenti danze e musiche zigane.

Gherardo Vitali Rosati
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